giovedì 24 maggio 2007

Dentro e fuori

Parole vuote
feriscono i miei timpani
filastrocche evanescenti
sonniferi vocali
la Noia
blatera senza interruzioni
blatera per ore
blatera ancora.

E fuori
il cielo splende
ampie distese azzurre
e il sole tende le mani
domani
non ci sarà legge
scoverò
la maglia che non regge.

lunedì 21 maggio 2007

Pioggia primaverile

Piccoli fili ci legano
impalpabili
muovono i nostri arti
senti?
Acute carezze, lievi pruriti
insanabili,
freschi fili d'erba,
venti.

Sussurri silenziosi ci parlano
labili,
socchiudono le loro labbra
sensualmente,
sospirano i tenui arbusti
inascoltabili,
punti dell'agrifoglio
inavvertitamente.

Si dissetano le fronde più alte
-elevazione-
gocce d'acqua scendono
come baci,
lacrime di liberazione,
tensione
accumulata nei giorni di sole,
ora godono i tronchi, audaci.

Elevano gli occhi le erbette
al cielo,
attendendo un rinfresco
di riflesso,
gradita frescura primaverile,
il gelo
è ancora lontano, la natura
fa l'amore, adesso.

domenica 20 maggio 2007

Folata autunnale

Come le foglie in autunno appassiamo,
il tempo ci toglie il respiro vitale.
Le stagioni cambiano senza di noi, e cadiamo
su un humus di cadaveri, nostro capezzale.

Un giorno ci svegliamo e siamo insignificanti.
Alcuni decadono senza la gloria.
Nella nostra bara di cristallo siamo amanti
non corrisposti della storia.

Senti come sibila la nefasta brezza?
E' già in agguato dietro l'angolo,
non puoi sapere quanto ancora dura.

Un inconsistente spettro passa e ti accarezza.
Capisci che sei ingabbiato in un rettangolo,
in una grande stanza oscura.

venerdì 18 maggio 2007

Sulla "Follia di Kate" di Füssli


Nè l'impeto sublime della tempesta
nè l'infrangersi violento della gelida onda
potranno suscitare un angoscia più profonda
di quella che è negli occhi di lei che resta

paralizzata sulla nuda roccia,
ultimo appiglio della sua esistenza,
condannata dalla Sorte a viver senza
il suo amato, colpita da un'improvvisa doccia

di disperazione, aperta in una voragine la bocca,
Kate, travolta da una burrasca duplice,
innocente, verso il vento supplice,

di follia, di dolore, di fango trabocca!
Ed io in verità preferirei affondare nelle profondità marine
piuttosto che sprofondare nell'abisso delle sue pupille!

Alla morte del vespro

Nelle strade vuote
quando la sera entra in scena
non odo passi nè ruote
e persino il vespro scema.

Un ultimo raggio di sole
accarezza i tetti rosei in lontananza
e noi viaggiamo come prole
abbandonata, sola e senza speranza.

E quando la nottola vola
un velo viola ci consola
e calma la diurna frenesia,

ma non l'insanabile ipocondria
di vivere, poichè siamo nati
per calcare questi viali desolati.

giovedì 17 maggio 2007

Verde

Muschio impregnato d'assenzio
emana la sua inebriante essenza.
Sterminate distese di trifogli,
voluttuose onde contro gli scogli.

Eserciti di conifere ritte
sussurrano segreti stando zitte,
e sulle dure cortecce antiche
burocrati enumerano le vite.

Piogge fitte di cavallette,
Pioggia sette giorni su sette.
La sua bellezza uno smeraldo effonde

nelle solitudini profonde,
dove verdi ghiacci tagliano a metà
l'incantesimo di una vanità.

martedì 15 maggio 2007

Perdita di sensi

All'improvviso un lampo,
una silenziosa implosione
offusca i miei sensi.
Epiclettico fulgore!
Chi sei tu, nebbia argentea
che mi fai perdere i sensi?

Un terremoto squassa
le mie fragili gambe.
Sulfurea, incontenibile
scossa tellurica!
Mi arrendo, in ginocchio
di fronte alla sentenza.

Boato multicolore
di campane assordanti.
Sublime rimbombo!
Perduto in battaglia
anche l'ultimo soffio,
Stecchito al suolo.

Spossatezza

Sono così stanco che potrei stare in piedi
immobile per ore, così che il mio corpo nudo possa
piangere ad una ad una cento lacrime di spossatezza.

Potrei sdraiarmi sul nudo pavimento, gelido
più del cuore di una prostituta e stare fisso
a fissare l'Ideale in un punto indefinito del soffitto.

Ma tempo pochi istanti ed ecco che subito subentra
qualcosa che in nessun modo potremo mai evitare
enorme mosca ronzante sopra un cumulo di cadaveri:

la Noia, implacabile regina di una contrada senza eroi,
la Noia, inesauribile come il misero fegato di Prometeo,
la Noia, punizione di un dio crudele ad una progenie di giullari!

lunedì 14 maggio 2007

Sul "Marat Assassinato" di David


Giace Marat assopito
la testa inclinata verso l'Ignoto
il corpo ribollente nel suo stesso sangue
usato anche per firmare la sua eternizzazione.

Le palpebre abbassate
l'anima volta verso le nuvole dorate
la fatal lama caduta a terra con un acuto
grido, specchio infranto, sintomo di degenerazione.

L'ultimo rigolo di vita
lentamente cola verso il sudario
che lo avvolge, tela sulla quale la pittrice
ha schizzato suo malgrado la di lui celebrazione.

Ma nessuno tra i viventi
potrà mai conoscere la visione
che al momento lo fa sorridere beato:
che anche l'Ade sarà scosso dalla Rivoluzione?

giovedì 10 maggio 2007

Morte di una stella

Stanotte ho visto una stella precipitare nell'oceano vasto,
una lacrima scendere a capofitto nel mare del Niente.
Un istante dopo non era mai esistita, scomparsa alla mia vista
Come in una distesa nera di sabbie mobili.

Silenzio.

Stanotte ho visto una stella attraversare il cielo sublime
e, attraversatolo in tutta la lunghezza, precipitare nell'oceano vasto,
piangere lacrime di impotenza e insicurezza, e quindi inabissarsi.
Ma un istante prima che affondasse l'ho sentita piangere.

Lacrime.

E io ho pianto con lei, conscio della nostra comune situazione.
Nulla ci resta se non sperare, ma nemmeno quello ci salva
dalla caduta nel nostro personale oceano nero come il Lete.
E allora? Non possiamo far altro che sederci e piangere
la prossima stella destinata a morire.

Sospiro.

martedì 1 maggio 2007

Liberazione

Mi piace osservare estasiato come l'inconsistente
nugolo plasmato di fumoso vapore copra la luna,
indifferente al suo bagliore da primadiva. Splende
il notturno spettacolo della notte. Sul campanile nessuna

ora è indicata, nessuna lancetta ha l'orologio imponente
che domina su ogni respiro fino all'ora che segna il passaggio
tra luce ridente e ombra opprimente. Ora, sovrano impotente,
si trova decaduto, il trono usurpato da un silenzio selvaggio.

All'ora pattuita anche il severo rintocco del pendolo
è costretto a rincasare, a celarsi muto in un angolo
dopo aver sottomesso il mondo durante il suo turno.

Ed è allora che la mente, libera da ogni ordine gravoso,
può trovare il riposo nel Nulla, sciolta dal suo stato doloroso.
La notte nera come il Lete tutto avvolge nel suo spettacolo notturno.