lunedì 20 aprile 2009

Il tormento e l'estasi

Celi il tuo segreto più inconfessabile
nelle profondità del tuo cuore lacerato
come gioielli inestimabili
nascosti dietro la tappezzeria strappata
di una camera decadente in S.Pietroburgo.

Annichilita da una febbre altalenante
alterni deliri tormentati ad un'elevazione estatica
e bruci fantasmi di impalpabile sostanza
in focolari che, scarsamente alimentati nelle ultime stagioni,
silenziosamente vanno spegnendosi nell'oscurità.

Ora popolano le tue notti figure inafferrabili
che sfuggono alla tua vista, pur accecandoti gli occhi
e plasmi desideri proibiti di un'estasi ineffabile
con la materia della quale sono fatti i sogni
illusioni inebrianti alla luce dell'aurora.

E lampi e saette ti fulminano le membra
e tuoni nella scatola cranica ti destano dal sonno
ed il tormento aumenta insopportabile notte dopo notte
fino al momento in cui l'enigmatico futuro prenderà il trono
lasciato vacante da un passato troppo incerto.

martedì 14 aprile 2009

La bocca dell'amore mai ebbe un sapore così amaro

Avevano un filo di cristallo sdrulcito
che teneva collegati i loro letti
ed una bilancia che pendeva dal soffitto
un fiore che effondeva piacere su un piatto
sull'altro un secondo irreparabilmente appassito.

E teso fu quel filo per giorni interi
e catalizzava l'amore per ore infinite
fino al giorno in cui il fiore appassito
crebbe a dismisura, e spedì al cielo quello sano
ed il filo per il troppo peso si spezzò.

E le immagini pure si spezzarono
e si spense la luce nei loro occhi
e si frantumarono in mille schegge i lori sogni
e la bocca dell'amore mai ebbe un sapore così amaro.

Mentre di sottofondo strideva il lamento solitario di un violino
mentre di sottofondo un intero mondo piangeva
mentre di sottofondo tutti i quadri sulle pareti cascavano
al suolo, loro si salutarono con un glaciale inchino.

E comunque così non mi è mai piaciuto troppo
l'ho sempre preferito nell'altro modo
e comunque così non mi è mai piaciuto troppo
l'ho sempre preferito nell'altro modo
e il violino piangeva solitario nella notte
e la bocca dell'amore mai fu così gelida.

martedì 7 aprile 2009

Fuori si accendevano i primi lampioni

Era una sera di marzo ma la primavera sembrava ancora lontana.
Il giorno aveva tirato giù la saracinesca con un'ora di anticipo
e già fin dall'ora di cena una boccetta di inchiostro
sembrava essersi rovesciata a macchia d'olio sul cielo
e già fin dall'ora di cena fuori si accendevano i primi lampioni.

Fuori dalla finestra le gocce di pioggia scendevano lente
come lente colavano le gocce di sudore sui nostri corpi
e dentro in una stanza con le imposte chiuse e le luci abbassate
le gocce di sudore sui nostri corpi colavano lente
come lente scendevano le gocce di pioggia dal cielo.

E l'abbiamo fatto una volta
e la pioggia scendeva delicatamente sui volti dei passanti
che uscivano già fradici dalle metropolitane ansimanti
e maledicevano la giornata e maledicevano il cielo e maledicevano Dio.

E l'abbiamo fatto due volte
e la pioggia cadeva più fitta sui signori con il respiro affannoso
che tornavano dalle loro mogli a passo svelto per la cena
o che avevano fatto tardi a finire a casa delle loro amanti.

E l'abbiamo fatto tre volte
e la pioggia martellava incontentabile sui cani vagabondi
che nuotavano nelle pozzanghere di acqua sporca nei vicoli
e si rallegravano scodinzolando perchè non c'era da pagare il biglietto.

E l'abbiamo fatto quattro volte
e la pioggia ormai aveva smesso di scendere
e noi dopo aver finito ci siamo acquietati nelle pozzanghere sporche
in cui abbiamo lavato i nostri desideri più inconfessabili.

E poi ci siamo addormentati
stretti l'uno all'altra, come due bambini spaventati dalla tempesta
finalmente certi di essere al sicuro come in un luogo esiliato dal mondo
ed intanto fuori si spegnevano i primi lampioni.

lunedì 6 aprile 2009

Il principe egoista

Viveva, in un villaggio situato ai confini del mondo, una bambina bellissima. Il suo nome era Sarah, e l'intensità folgorante dei suoi occhi verdi smeraldo unita alla chioma di capelli nerissimi la rendevano simile a una dea. Come ben si può intuire, ella aveva molti pretendenti nel villaggio, e uno di loro era il principe Desiderio. Egli sarebbe stato capace di fare qualunque follia per conquistare la sua mano, ma non ce ne fu bisogno, dal momento che anche la piccola Sarah era innamorata del principe Desiderio: i due si sposarono con una cerimonia come mai l'umanità ne vide. Il principe inoltre aveva un fratello, di nome Giusto, il quale anche era segretamente innamorato di Sarah. Con ella egli passava molto tempo, essendo adibito alla preparazione delle feste e dei balli danzanti nel castello del principe suo fratello, e a Giusto questo bastava: tanto le voleva bene, infatti, che quei momenti insieme per lui significavano la beatitudine assoluta, pur essendo consapevole che Sarah amava Desiderio e che mai sarebbe stata sua.
Ma passò il tempo e qualcosa di orribile accadde a Sarah: il principe Desiderio si accorse infatti che in pochi giorni qualcosa in lei era cambiato, e così mandò a chiamare i migliori dottori del suo regno. Nessuno riuscì a capire cosa fosse successo a Sarah, poichè i risultati delle sue analisi non mostravano alcuna stranezza, ma all'improvviso un uomo in turbante si fece largo tra i dottori suscitando le loro reazioni indispettite. Ma Desiderio, vedendo una luce accecante nei suoi occhi, gli domandò il suo nome e gli chiese di dire quello che aveva da dire. Egli disse di chiamarsi Destino e prendendo la parola così disse al principe: "Io so perchè voi vedete la vostra sposa cambiata! Ella è purtroppo vittima di una malattia rarissima, che secondo la leggenda nacque proprio nei territori dai quali vengo. Nulla nel suo organismo è guasto, ma è la forma del suo corpo ad esserne colpita: ella infatti, se notate, è diminuita di statura di qualche centimetro, e continuerà a diminuire di un centimetro per ogni giorno che passa, senza che nulla possa essere fatto per porvi rimedio!". E così dicendo, Destino scomparve tra la folla; nello stesso momento i dottori misurarono l'altezza della principessa Sarah, e sentenziarono che effettivamente il personaggio in turbante diceva il vero, suscitando nel principe Desiderio in uno stato di disperazione impossibile a dirsi. Anche Sarah era ovviamente disperata, e per sette giorni e sette notti i due amanti piansero tante lacrime tali da riempire i cinque oceani del mondo.
Ma dopo sette giorni e sette notti, Desiderio si rese conto che non poteva continuare a vivere con una consorte colpita da tale orribile malattia, e fu così che all'ottava mattina, con una scusa, la portò fuori dalla sua camera nuziale e la abbandonò al di fuori del suo castello, e diede l'ordine ai suoi servitori di sbarrare ogni entrata per evitare che questa potesse ritornare da lui. Sarah come si può immaginare scoppiò in un pianto ancora più torrenziale, e di sicuro si sarebbe tolta la vita se non fosse giunto Giusto con la velocità di un lampo. A lui, a differenza del fratello non importava nulla della malattia di Sarah, e così le dichiarò il suo amore e le promise di starle vicino e di prendersi cura di lei fino a che non fosse giunta la sua ora. E così fece, fino alla mattina in cui egli si alzò dal letto e non la trovò più: ella era del tutto scomparsa a causa del suo terrificante male. Così Giusto digiunò e pianse per sette giorni e sette notti, ma l'ultima notte successe un fatto straordinario: gli apparve infatti in sogno un uomo con lunghi capelli biondi e una barba dello stesso colore, il quale gli disse: "Non devi piangere, Giusto: tu hai fatto tutto quanto potevi per Sarah, e per questo presto sarai ricompensato!" e così dicendo scomparve.
La sera seguente, nel castello del principe Desiderio si svolgeva come al solito una festa danzante dalle proporzioni epiche, e il principe era come sempre al centro dell'attenzione: ora beveva da un calice, ora mangiava avidamente frutti tropicali, ora danzava con una donzella ed ora giaceva sdraiato su un divano con un'altra. Giusto, invece, se ne stava in un angolo piangendo pensando alla povera Sarah. Ma ecco che all'improvviso entrò nel salone una creatura eccezionale, che per la bellezza dei lineamenti oscurava le molte presenti alla festa, che erano tuttavia molto belle. Subito il principe Desiderio si precipitò da lei, ignorando tutte le altre ragazze presenti alla festa e le disse: "O creatura meravigliosa, ti prego dimmi il tuo nome! Io mai ti ho visto nel mio regno, ma la sola visione di stanotte mi basta per chiederti la mano: io ti voglio sposare!". Ma ella sorprendentemente andò da Giusto e lo baciò, e quando Desiderio incredulo chiese spiegazioni ella gli rispose: "Il mio nome è Misericordia, e non sono affatto nuova di questi territori. Io spesso sono stata a te visibile, ma tu, accecato dall'egoismo, non mi hai mai veduto! Al contrario di te, tuo fratello Giusto si è accorto della mia presenza, ed è per questo che desidero stare per l'eternità con lui e non con te!". E così dicendo denudò il principe Desiderio delle sue vesti regali e della corona, che pose addosso a Giusto, lasciando Desiderio con gli abiti del fratello. E di colpo ascese al cielo con Giusto, mentre a poco a poco i suoi capelli diventavano color nero ed i suoi occhi assumevano la tonalità propria dello smeraldo.
Il principe Desiderio, così acconciato, non venne più riconosciuto tale dai sudditi che anzi, nella confusione, avevano compreso che era il principe ad essere stato portato in cielo da Misericordia, e gridarono al miracolo. Il vero Desiderio impazzì e venne esiliato dal regno, e per mille giorni vagò nel deserto bevendo solo le proprie lacrime, ed infine morì nella solitudine più assoluta.

I due bambini innamorati

Tanti anni fa, vivevano in un villaggio due bambini innamorati. Ogni istante essi si baciavano, ed ogni giorno lui le regalava una rosa azzurra, e lei ricambiava il dono con un quadrifoglio; è sorprendente come i due bambini riuscissero a trovare quotidianamente tali rarità: si dice che fosse per via dell'unicità del sentimento che provavano l'uno per l'altra. Dopo cento di giorni di fidanzamento, i due bambini avevano trovato due pettirossi perfettamente uguali tra loro e decisero di prenderli con sè, chiamandoli entrambi Amore. Questi sentimenti eccezionali continuarono per mille giorni, finchè la bambina non dovette trasferirsi con la sua famiglia in un villaggio lontano. I due bambini innamorati piansero a lungo, e si lasciarono promettendosi che il loro amore sarebbe durato per sempre, nonostante la lontananza. La prova sarebbe stata di continuare a prendersi cura dei due pettirossi, tra i quali pure si era creato un sentimento speciale.
Passarono gli anni, e i bambini crebbero e divennero adulti, e a poco a poco si dimenticarono l'uno dell'altra. Ma venne il giorno che lui viaggiava verso nord e lei verso sud, e quasi per un caso divino si incontrarono proprio nei pressi del Muro del Tempo, che li divideva. Era questo un Muro trasparente, molto spesso, lungo chilometri e, a quanto si dice, impossibile da superare. Ma diversamente da quanto ci si potesse aspettare, i due bambini diventati ormai adulti, incontrandosi, non provarono alcuna sensazione. Attraverso il Muro essi infatti non si videro come si vedevano tanti anni prima, ma bensì si videro deformati, spersonalizzati, quasi al punto di apparire loro come degli estranei. I due pettirossi invece si amavano ancora, nonostante tutti gli anni passati, e perciò cinguettavano continuamente all'indirizzo dei loro padroni, senza che questi tuttavia potessero udire alcunchè. Allora, convinti di aver trovato il colpevole, i due Amori gridarono all'unisono al Muro: "Tempo, è tua la colpa se i nostri padroni non si amano più! Tu infatti li rendi deformi e sconosciuti ai loro occhi e ne alteri l'immagine di loro che avevano una volta, quando erano felici insieme! Inoltre per colpa tua essi non sentono più i nostri richiami, perchè tu li hai resi sordi all'amore!".
Il Tempo allora ribattè loro: "No, miei cari, non è colpa mia se i vostri padroni non si amano più. Certo, io sicuramente contribuisco a ciò, separandoli nettamente grazie al mio spessore, ma riuscite a vedere la mia superficie? Essa, come potete vedere se aguzzate la vista, è perfettamente liscia e trasparente: nessuna deformazione delle loro apparenze è dunque colpa mia. Essa anzi deriva dalla superficie dei lori occhi, che con il tempo è mutata irreversibilmente, e che non permette loro di vedersi come una volta si vedevano. Inoltre, non è nemmeno colpa mia se essi non vi sentono: si sa, infatti, che solo chi è anch'egli innamorato può comprendere cosa sia l'Amore che gli altri provano. La cagione di tutto ciò, in conclusione, è solo della natura umana: è essa che con il passare del tempo altera i sentimenti, e di conseguenza non si può fare nulla per impedire che sia così".
E così dicendo il Muro del Tempo smise di parlare, lasciando le due coppie separate per sempre.
I due pettirossi morirono con il cuore spezzato, mentre i due bambini ormai diventati adulti, dopo aver seppellito i cadaveri dei loro Amori, ripresero imperturbabili il cammino della loro vita.

La bambina insoddisfatta

C'era, in un villaggio in cui il sole splendeva per ventiquattro ore al giorno, una bambina insoddisfatta. Ella aveva tutto: dolci attenzioni, amicizie ormai consolidate e un passerotto a cui aveva dato il suo stesso nome, non importa di che sesso fosse realmente.
In questo villaggio, situato ben al di sopra dell'equatore, la vita scorreva serena e senza grossi sconvolgimenti e, giorno dopo giorno, la bambina sentiva crescere dentro di sè, mortale come un cancro, la necessità di andarsene. Voleva prendere con sè il suo passerotto e lasciare tutto, per andare a vivere ancora più a nord, dove avrebbe potuto stare realmente in pace con sè stessa e dove, a suo dire, avrebbe incontrato la Felicità. Dunque una mattina di sole la bambina partì, con il suo passerotto sulla spalla, salutando tutti i suoi amici e la sua famiglia, che seppur in lacrime accettarono la sua decisione, sperando però che prima o poi ritornasse tra di loro.
La bambina ci mise non più di una settimana per giungere in un nuovo villaggio, dove tutto sembrava perfetto. Ma dopo pochi giorni, la bambina si guardò alle spalle e vide che era arrivata la Noia: "Ah! Anche qui mi hai seguito!" disse "Ora dovrò correre ancora più lontano per fuggirti nuovamente!"; e la piccola si rimise in viaggio verso nord con il suo fido passerotto.
Dopo poco meno di un mese la bambina giunse ad un bivio: una strada le avrebbe permesso di tornare indietro, un'altra la invitava a continuare il suo viaggio. Qui le apparse la Felicità. "Finalmente ti ho trovata!" esclamò piena di gioia la bambina, ma subito la Felicità scosse il capo e disse: "No, piccola, ti ho cercata solo per farti sapere che potrai incontrarmi dovunque tu vorrai, ma solo se riuscirai a vedermi negli occhi di un'altra persona"; e così dicendo scomparve.
La bambina non capì cosa la Felicità intendeva dirle, e senza perdersi d'animo si rimise in cammino.
Camminò e camminò, e dopo aver camminato per oltre un anno arrivò all'estremità nord del mondo. Qui tutto aveva un aspetto indefinito, tutto era candido e il Gelo continuamente baciava la bambina sul volto. "Sono arrivata al nord! Sono finalmente giunta dove volevo!" disse la bambina fuori di sè per la gioia, e così dicendo riempiva di baci il suo passerotto.
Durante la notte accese un fuoco e nell'infinità del silenzio e della pace si sentiva veramente realizzata, perchè era consapevole che per tutta la sua vita aveva rincorso questo momento.
Così si coricò serena, e dormì per tredici ore. Altrettanto serena si svegliò, e già pregustava come avrebbe passato la giornata appena nata, quando volse gli occhi verso il suo passerotto. Esso giaceva al suolo, senza respiro: il Gelo l'aveva pugnalato a morte. Così la bambina scoppiò in lacrime, perchè sentì dentro di sè che con il suo unico amico, anche lei era morta. E poi tirò pugni al Gelo: "Maledetto Gelo, io ti ho cercato per tutta la vita, ed ora è così che mi uccidi?". Ed il Gelo, non senza versare una lacrima, rispose: "Bambina, a te posso dimostrare tutto l'amore che sono in grado di concepire, ma altrettanto amore non avrei mai saputo darlo al tuo amico: preoccupandoti dei tuoi soli desideri, sei stata tu ad ucciderlo".
E solo allora la bambina capì il senso delle parole della Felicità, e nuovamente si coricò, piangendo.

giovedì 2 aprile 2009

Ristoro

Sogno strade deserte
e vicoli ignorati dal mondo
dove possiamo nasconderci e stare
senza dare troppo nell'occhio.

Voglio castelli diroccati
in cui il silenzio regna vizioso
come un nobile decaduto
e strapiombi infiniti sul mare.

E immagino una nebbia
che tutto avvolge
sia le azioni cattive che quelle buone
ed un vento che spirando
non permette a nessuno di sentire
quello che ci sussurriamo.

E infine desidero te al mio fianco
come una lanterna appesa
all'insegna di una vecchia locanda
che illumina la via nebbiosa
ai viandanti persi nella notte
tu, mio piacere e ristoro!