martedì 25 agosto 2009

Sussurra sommessa una melodia sopra la mia testa

Sussurra sommessa una melodia sopra la mia testa
note che stavo per dimenticare, di cinquecento lune fa
che mi accarezzano delicatamente la superficie del pensiero
solo per destarmi quanto basta per farmi pensare ancora a loro
solo per destarmi quanto basta per non essere dimenticate.

Sussurra sommessa una melodia sopra la mia testa
note che mi cullano nella malinconia, sette madri illegittime
note che mi prendono soavemente in braccio e che mi sorridono
note che mi lasciano galleggiare in un dolce limbo di indefinito
note che mi sussurrano parole che mi fanno addormentare nella notte.

Sussurra sommessa una melodia sopra la mia testa
ed il soffitto si avvolge interamente di nuvole, soffici come cuscini
ed ogni parete si smaterializza e diventa nebbia cristallina
ed il pavimento ─ quello semplicemente non esiste più
e i miei sensi dondolano freneticamente tra la pace e l'ansia.

Sussurra sommessa una melodia sopra la mia testa
e dalle candide coperte che mi accarezzano prendono vita pensieri
[dimenticati
e dalle candide coperte che mi avvolgono escono fantasmi impalpabili
e dalle candide coperte che mi stringono nascono preoccupazioni
[che pensavo di aver sepolto, in una notte di cinquecento lune fa
e in queste candide coperte vorrei che ci fossi tu, adesso, qui con me.

venerdì 7 agosto 2009

Quando l'uomo ritorna bambino

Quando l'uomo ritorna bambino
si pone tante domande:

Spalancare del tutto gli occhi
per vedere lo scheletro delle cose
è davvero necessario?
E' così facile la vita ad occhi chiusi.

Perché le sensazioni di calore
devono irrimediabilmente mutare
in gelide lacrime ghiacciate?
E' la natura umana che è colpevole?

E colpevoli bisogna considerarsi
quando l'affetto che proviamo per qualcuno
è così caloroso da bruciare talvolta
le aspettative ed i desideri altrui?

Perché non si considera rilevante
sorridere per un'aurora rinnovata
ma è invece straziante piangere
per la morte di una stella?

mercoledì 5 agosto 2009

Passeggiata notturna nel bosco

Acuminati raggi di sole ho disperso lungo la strada
e i viandanti distratti si feriscono calpestandoli
ed il sangue che fluttua dai loro piedi squarciati
disseta le avide radici dei miei rimorsi e rimpianti.

La Luna, candida falce su una nera distesa di seta,
si fa beffe di me rischiarando l'amara via della sofferenza
ed impietosa fende ora dopo ora la mia schiena indifesa
─ sono mute lacrime di sangue quelle che sgorgano!

Sempre più aggrovigliati paiono gli anoressici rami degli alberi
─ dita scheletriche di mani affusolate di braccia lesionate!
e smaniosi mi attraggono a loro per un ultimo abbraccio
─ un ultimo amplesso letale nella selva della vita!

Al termine della notte affondo in una plumbea torbiera
─ fosco acquitrino che vomita errori ed orrori!
e mentre volgo il mio sguardo offuscato verso le vette delle conifere
la palude dell'esistenza non mi è mai apparsa così irrimediabilmente priva di senso.