venerdì 24 dicembre 2010

Zurigo

Tutta la neve che si vedeva dai finestrini del treno
ora che siamo arrivati in stazione si è dissolta
solo il ghiaccio adulterino rimane sull'asfalto
a rendere argenteo il grigio della città sepolta

Qui i tram sono puntuali e non si paga il biglietto
che anche i controllori sono i fantasmi di se stessi
ed i semafori sempre spenti sono alabastri di cemento
con incastonate gemme di smeraldo, ambra e rubino

Una città straniera non è mai come te la immagini
i quartieri si riducono ad un ammasso di barriere sporche
la gente incede senza meta nel proprio isolato personale
e non si azzarda ad oltrepassare le proprie forche

La gente spira di soffusi amplessi nel quartiere a luci rosse
che le sordide pareti celano gli osceni passatempi diffusi
la gente respira di rarefatti sollievi nel calore bianco delle strade
espiando i propri peccati capitolando nelle fangose fosse

All'ospedale centrale i medici, angeli immacolati senza macchia
regalano eroina agli angeli caduti su cui grava il peccato originale
e il loro sangue infetto si confonde con il fango in cui tutti si lavano
e le loro sofferenze vengono celate dalla neve che tutto rende verginale

E io ho visto tutto questo mentre il giorno stava appassendo
e i fantasmi per le strade stavano come ogni sera scomparendo
E io ho visto tutto questo dal finestrino opalescente
che ci stava deportando verso un paradiso inesistente.

sabato 4 dicembre 2010

Visione

Mi destai dal dormiveglia
lo strepito della pioggia era assordante
al punto che il sonno era un miraggio

La finestra, un occhio accecato
su un palcoscenico spento

Quando riacquistai la vista
vidi l'acqua ristagnante
e anzi no, guardai meglio
e scorreva lentamente
ed inesorabilmente
verso un cieco punto d'orizzonte

Le strade, tutte allagate
simili a canali nella stagione delle piogge
simili a gargantueschi serpenti lacustri
ottenebravano i miei sensi

E i verticali segmenti inamidati
lacrime dall'incontaminato piano astrale
laceravano progressivamente il mio petto
squarciavano goccia dopo goccia
il mio cranio infruttifero
mi invitavano infine
alla Rivelazione del Vuoto.

Fu il tempo di un solo attimo, amici miei
poi le strade furono di nuovo vuote
grigie come le coperte candide
in una stanza con le finestre chiuse.