Quando la realtà ti sembra nera come la notte
─ mi dicevano ─ non disperare e chiudi gli occhi
e rimani quieto nelle tenebre avvolgenti
di modo che, quando riaprirai le palpebre,
le circostanze ti appariranno meno opprimenti.
Così le stagioni passavano, e anche le giornate
e la luce fatua si alternava alla notte vacua
e sono trascorsi rituali, e sono occorsi sacrifici
ma sempre, anche sotto il sole più accecante
un'ombra interiore danzava nella mia anima
e sconvolgeva i colori, rendendo tutto insignificante.
La primavera è stata verde e vergine, senza alcun peccato
ma con l'arrivo dell'estate amandoci ci ferivamo;
le foglie caduche, rivelandoci la nostra sorte ci hanno consolato
ed ora che fuori scende la neve cercandoci ci allontaniamo.
Per queste ragioni non date mai ascolto a chi vi dirà
che chiudere le palpebre guarisce tutti i malocchi
perché chi troppo a lungo ha scrutato l'oscurità
non potrà mai più fissare la luce senza ferirsi gli occhi.