sabato 6 febbraio 2010

Calentura

Zittisci i rintocchi del pendolo, notte
e le ore morte, riconsegnale al loro utero ferito
così che domani potranno risorgere
brillanti di una nuova luce.

Adesso mi sento così debole
abbandonato all'omertà delle tenebre
ma siano per me i tuoi occhi
i fari solitari nel mezzo della mia
personale tempesta notturna
─ così che naufrago mi risveglierò
sulla più irraggiungibile
delle isole inesplorate
immerso al sicuro nelle tue acque
per sempre in balia dell'oceano
perché tutto quello che possiedo
è scritto nelle immobili onde notturne.

2 commenti:

Emilia ha detto...
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Emilia ha detto...

una delle mie preferite in assoluto